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Patrimonio mondiale UNESCO nel Parco Nazionale del Cilento

Monteforte

Presentazione del progetto


Queste pagine web nascono da un progetto realizzato nell'ambito del Piano di Sviluppo Locale del Gal Cilento Regeneratio (misura 313 Programma di Sviluppo Rurale della Regione Campania 2007-2013), i cui obiettivi specifici sono rivolti alla promozione delle risorse territoriali del Comune di Monteforte Cilento.

Il Comune


Posto all’interno del Parco Nazionale del Cilento, iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco, Monteforte Cilento è situato in una posizione dominante sulla valle dell`Alento, arroccato sui ripidi versanti del monte Chianiello, che lo sovrasta. Il territorio è caratterizzato da ampi dislivelli che vanno dai 150 metri d’altitudine del fiume ai 1314 metri della cima dello stesso monte, vero paradiso per la fauna della zona e culla di un’elevata diversità biologica.

Monteforte ricade inoltre nelle aree della Rete Natura 2000 riferite al Fiume Alento e ai Monti Soprano e Vesole. La presenza della vegetazione tipica dell’Appennino Meridionale rende questo luogo una delle comunità più ricche dal punto di vista faunistico e vegetale. La copertura arborea del Monte Chianello, nella fascia montana che va dagli dagli 800 ai 1000 mt s.l.m. è caratterizzata da carpini, oltre che da aceri, frassini, ornielli e roverelle.

La seconda fascia altimetrica, entro gli 800 mt s.l.m., è caratterizzata da una fitta macchia mediterranea e da boschi di castagni, querce, farne, lecci e cerri. Dalla quota del centro storico (circa 600 mt. s.l.m.) al fondovalle il paesaggio è estremamente vario e suggestivo, in quanto vi si alternano scenari di campi coltivati (i famosi “piccoli campi”, con coltivazioni promiscue destinate soprattutto al consumo familiare) e ampie zone di macchia mediterranea rinaturalizzata. Presso i corsi d’acqua della valle quattro antichi mulini ad acqua sono testimoni di un’agricoltura tradizionale fondata sulla coltivazione dei cereali.

Il Borgo di Monteforte


Di origini antiche, questo piccolo borgo rivela ancora oggi nella sua struttura abitativa la configurazione derivante da fortificazioni medioevali, tanto che chi si avventura oggi tra le viuzze del centro storico può divertirsi a scovare ciò che resta degli archi, delle mura e dei passaggi dell’antico castello, i cui ruderi sono completamente inglobati nel borgo. Sull’antico cortile sembra ora insistere la piazza del paese, mentre le vecchie porte d’ingresso corrisponderebbero agli attuali accessi stradali. Nel centro storico, caratterizzato dal tipico tessuto compatto e "organico" dei centri medievali arroccati, si trovano la Chiesa di San Pietro, la Chiesa di Santa Maria dell'Assunta e la Cappella di San Donato dedicata al Santo Patrono di Monteforte, la Cappella Madonna dell'Autuori e la Cappella Madonna delle Grazie, le dimore settecentesche di Palazzo Forte e Palazzo Gorga, il Palazzo Capozzoli, Palazzo Cerulli e Scavarone, il cinquecentesco Palazzo Cartolano e il Palazzo Baronale dove sono visibili i resti delle vecchie carceri.

Il nome Monteforte sembra derivare da Mons Fortis ovvero altura fortificata. Esso fu "castrum", cioè una fortezza militare, e "castellum", ossia un luogo abitato da civili ma incluso in un recinto fortificato. Furono i Longobardi e più tardi i Normanni ad ampliare e rendere più sicuro il Castello. In età medioevale Monteforte era uno degli avamposti dello stato della Baronia dei Novi. Nel 1144 divenne possedimento del normanno Enrico, detto da Monteforte. Fu poi di Barbarino Roberto De Finicolo, dei Sanseverino, principi di Salerno, a cui nel 1463 il re di Napoli Ferdinando d'Aragona, concesse il possesso di Monteforte, e ancora di Bartolomeo Del Mercato. Molto più tardi, nel 1700, divenne di proprietà della famiglia Ziches. Anche la popolazione subì alterne fortune. Nel 1340 il paese fu attaccato dalla peste, mentre il XVI secolo vide una notevole crescita della popolazione e dei commerci. Nel 1656 fu ancora la volta della peste che decimò la popolazione, ma il secolo successivo fu testimone di una nuova rinascita del centro di Monteforte, con la costruzione di nuovi palazzi e l'ampliamento del centro abitato.

Dal punto di vista amministrativo dal 1811 al 1860 Monteforte fece parte del circondario di Gioi, del Distretto di Vallo del Regno delle due Sicilie. Durante il Regno d'Italia fu parte del mandamento di Gioi, del Circondario di Vallo della Lucania. Ma la storia di Monteforte si lega ad una della pagine più importanti della storia dell'unità d'Italia, il Risorgimento. Qui nacquero e vissero infatti i fratelli Capozzoli ad un tempo eroi e briganti.


Il Borgo di Monteforte

Le emergenze


Il belvedere


Monteforte Cilento sorge a 600 metri sul livello del mare, sul versante occidentale del Monte Chianiello, in posizione altamente panoramica. Affacciandosi dalla terrazza di piazza Roma è infatti possibile ammirare tutta l'Alta valle dell'Alento, chiusa in basso dall'invaso artificiale di Piano della Rocca, bacino di 1.500.000 metri cubi realizzato grazie a una diga in terra.

Il lavatoio antico


In località Gavati è possibile ancora vedere delle vasche di inizio 800, un tempo utilizzate come lavatoi.

Il fiume Alento


L'Alento ha un corso lungo 36 km, interamente compreso nel territorio cilentano. Nasce dal Monte Le Corne (894 m s.l.m.), in località Gorga nel comune di Stio e scorre in una valle ancora per gran parte incontaminata ricevendo il contributo di molti piccoli torrenti. La diga dell'Alento, realizzata nel territorio comunale di Prignano Cilento, dà vita ad un lago artificiale di circa 1,50 km² di estensione, importante fonte di approvvigionamento idrico per il territorio. Poco prima di sfociare nel Tirreno, l'Alento scorre nei pressi delle rovine dell'antica città greca di Elea. Il fiume ha regime torrentizio con piene impetuose in autunno e forti magre estive, tuttavia nella stagione secca la sua portata è perenne. Vari studi scientifici vi hanno rilevato la stabile presenza della rarissima Lontra (Lutra Lutra,) il cui areale, in regresso nel resto d'Italia, è stabilmente confinato nei sistemi idrografici facenti parte della Lucania storica (Cilento,Basilicata e Calabria settentrionale) e dell'Irpinia.[ Il fiume è citato nell’antichità da Cicerone e Strabone, che lo collega al toponimo “Elea”, nome greco di Velia.

La cresta del Monte Chianiello


Il Bosco del Monte Chianiello è caratterizzato dalla presenza di magnifiche leccete, cerri e fitta macchia mediterranea dove prevale la roverella. E' possibile salire sulla sommità del monte percorrendo il sentiero delle dee di roccia che attraversa il bosco omonimo e da qui proseguire o per la strada Valdicioffo o per il monte Vesole. Questo percorso trekking offre scorci panoramici unici: dalla costiera amalfitana a Capri, dai monti Alburni al massiccio del Cervati. Il nome del sentiero è legato alla presenza lungo il sentiero di rocce calcaree scolpite dalle intemperie che sembrano formare sembianze divine.

I piccoli campi


Protagonisti del paesaggio agrario cilentano sono i sistemi agricoli a coltivazione promiscua detti dei piccoli campi. Perlopiù nelle vicinanze dei centri abitati, e nelle aree dove c’è disponibilità d’acqua, rappresentano la continuità di un uso che vede la produzione agricola principalmente finalizzata all’autoconsumo. Per questo motivo l’organizzazione della proprietà, per quanto piccola, deve essere suddivisa in parti ancora minori (anche dislocate in luoghi diversi) destinandole alla produzione dell’olio, del vino, degli ortaggi, dei cereali, di alcune colture arboree frugali (varietà di melo e pero, fico…) e del fieno (in consociazione semmai al vigneto, nelle aree del frutteto misto, o negli spazi di risulta) utile al sostentamento di quei pochi capi animali allevati (conigli, pecore, maiali, polli). Il versante ai piedi del villaggio di Monteforte accoglie uno dei mosaici più coerenti ed interessanti di questa particolare organizzazione del territorio rurale ed in esso si immerge il percorso appena lasciato il nucleo storico. Di particolare interesse è il sistema dei terrazzamenti presenti in quest’area. Tipico dell’area mediterranea, ma diffuso in tutto il mondo, spesso associato alla coltivazione degli olivi o a quella della vigna, diventa un vero e proprio elemento di edificazione del paesaggio. I pendii e le colline del Mediterraneo settentrionale hanno resistito nel tempo all’erosione e hanno la forma che conosciamo grazie a questa opera titanica e prolungata nel tempo, dando luogo ad ecosistemi artificiali di grande fascino e tradizione. Fondamentale presidio idrogeologico e agricolo, il muro a secco su cui tali sistemi si fondano salvaguarda i pendii dal dilavamento superficiale conservando in sito il suolo coltivabile. Inoltre, insieme alla vegetazione, crea un microclima che favorisce la coltivazione e la vita in genere.

Il Palazzo Capozzoli


Donato, Domenico e Patrizio Capozzoli erano tre fratelli montefortesi di famiglia agiata, comunemente chiamati "Briganti Capozzoli". Sulle orme del padre, che nel 1817 aveva creato appunto una banda di briganti, costituirono una gruppo che avrebbe imperversato per quasi dieci anni. I fratelli Capozzoli però si mostrarono sin da subito portatori di idee liberali, tanto da partecipare almeno dal 1820 alla Carboneria: si narra, infatti, che nello stesso anno, furono visti baciare il tricolore a Magliano Vetere. Intorno ai Capozzoli si riunirono altri personaggi, sempre montefortesi, animati dagli stessi ideali, come Pasquale Rossi e Francesco Ciardella. Ben presto dalle terre boscose di Monteforte, Magliano e Capaccio, la loro azione si estese a tutto il Vallo di Diano e finì per incontrare il movimento politico dei settari cilentani, i Filadelfi. Si crearono così i presupposti per l'organizzazione di azioni rivoluzionarie vere e proprie. I Capozzoli entrarono inoltre in contatto con un altro illustre personaggio cilentano, il Canonico Antonio Maria de Luca, incaricato di organizzare i moti del 1828. Questa rivoluzione avrebbe dovuto portare alla Costituzione e a migliori condizioni di vita dei contadini. I moti partirono da Palinuro e si estesero poi a Camerota, Bosco, Acquaviva, Roccagloriosa, Montano e Cuccaro Vetere. Ovunque i fratelli Capozzoli venivano acclamati come eroi. La velocità con cui si era propagata la rivolta convinse il re Francesco I ad affidarne la repressione al colonnello Del Carretto, conosciuto per la sua ferocia. La rivolta fu sedata nel sangue, l'abitato di Bosco bruciato. Mentre i fratelli Capozzoli riparavano in Corsica, Antonio Maria de Luca veniva catturato con un vile stratagemma e condannato a morte. Rientrati in patria nel 1829, traditi da un ex compagno, furono catturati a Perito, incarcerati e poi fucilati. Monteforte li ricorda oggi con un monumento in loro onore, posto sul fianco del Palazzo Capozzoli a perenne memoria del loro contributo per la conquista della libertà all'alba del risorgimento d'italia.

La Chiesa di San Pietro


La Chiesa di San Pietro presenta una facciata di particolare interesse, grazie a un portale in pietra di fattura medievale, con architrave poggiante su mensole, e la foratura ad arco acuto che lo sovrasta. Nell'interno semplice e austero si nota il robusto arcosolio in pietra che introduce al piccolo presbiterio con dipinti sulle pareti nonché sui pennacchi e sull'intradosso della cupola. Ai lati dell’altare sono presenti alcune lapidi funerarie risalenti al XVII sec., la cui origine sembra essere legata ad una cappella preesistente, probabilmente appartenente all'antico castello. Sulla parete di ingresso, affianco alla porta, si nota una nicchia con una statua del santo, mentre un'antica acquasantiera in pietra sporge dalla parete laterale.

La Chiesa di Santa Maria dell'Assunta


La Chiesa di Santa Maria dell’Assunta fu probabilmente costruita tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo sui resti murari di una torre di guardia dell’antico Castello. La struttura si contraddistingue all'esterno per l’imponente campanile, mentre la facciata, caratterizzata da un arco spezzato in pietra che sormonta il portale, è impreziosita dalla presenza di una statua votiva della Madonna in trono, posa arcaica molto diffusa durante il medioevo. Ristrutturata nel XVIII secolo, presenta un interno di impronta barocca, luminoso e molto ricco, con tre pregevoli altari di cui il principale è posto sul fondo del presbiterio, costituito da un alto spazio ricoperto da una cupola e dall'abside. Le decorazioni pittoriche e gli stucchi ricoprono ampie superfici degli interni, spingendosi fino al di sopra delle trabeazioni di imposta degli archi, negli ovali che fiancheggiano l'arcosolio e nei pennacchi del presbiterio.

L' Ecomuseo Virtuale


Situato in pieno centro, l’Ecomuseo Virtuale e Centro Visita è una innovativa struttura informativa e di accoglienza che associa alla funzione di informazioni e assistenza agli escursionisti quella ludica e divulgativa tipica delle installazioni multimediali. Essa si compone di una sala immersiva ed interattiva nella quale il visitatore può partire per un viaggio emozionale alla scoperta del patrimonio ambientale e culturale di Monteforte e del Cilento, mentre in una seconda installazione, il visitatore incontra Domenico Capozzoli, personaggio storico, che rispondendo a vari quesiti, offre preziose informazioni sui luoghi, usi, costumi e tradizioni locali. Il museo è concepito anche per la fruizione da parte di diversamente abili e non vedenti che possono esplorare i luoghi attraverso viaggi sensoriali di tipo sonoro ed olfattivo.

Il Villaggio dell'acqua


In località Cernaglia, nelle immediate prossimità del fiume Alento, si trova il Villaggio dell'acqua, struttura moderna di carattere ludico e formativo che vuole riportare l'attenzione sul concetto di biodiversità, esaltando le caratteristiche del luogo.

La gastronomia tipica


Patria della Dieta Mediterranea scoperta dal famoso nutrizionista americano, Ancel Keys, il Cilento racchiude un tesoro di conoscenze gastronomiche basate sul consumo di cereali, legumi, ortaggi e olio di oliva, apportatori di benefici alla salute. Oggi la Dieta Mediterranea è conosciuta in tutto il mondo, ma sono tuttora le popolazioni dei borghi del Cilento che ne tramandano di generazione in generazione le tecniche di coltivazione dei prodotti e le ricette tipiche. Qui a Monteforte si segnalano in particolare il Tarallo e il piatto detto "Foglie e patate". Prodotti certificati: Marrone di Roccadaspide IGP, il Fico bianco del Cilento DOP, il Caciocavallo silano DOP, i Vini Cilento DOC, i Vini Castel San Lorenzo DOC.

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Il Parco Nazionale del Cilento


Il Parco Nazionale del Cilento è situato nell'Italia del Centro - Sud e occupa tutta la parte meridionale della Provincia di Salerno al punto d'incontro della regione Campania con la regione Basilicata. Il Parco si affaccia sul Mare Tirreno nella costa occidentale dell'Italia, ma per la particolare conformazione della penisola italiana che si protende profondamente a Sud e a Oriente occupa una posizione baricentrica rispetto all'intero bacino mediterraneo.

Il Parco, che è costituito da un ambiente costiero, montano e vallivo esteso su una superficie di 180.000 ettari, per le sue particolari caratteristiche geomorfologiche e microclimatiche il Parco è sede di siti di interesse eccezionale dal punto di vista fisico e vegetazionale. Ma il Parco è soprattutto un paesaggio culturale estremamente rilevante grazie al fatto che è riuscito a conservare sino ai nostri giorni le tracce millenarie dell'insediamento umano e del suo rapporto con i sistemi naturali, caratteristica che lo ha portato, nel 1998, all'inserimento nella prestigiosa Lista del Patrimonio Mondiale Unesco.

Il Comune di Monteforte Cilento rientra nell'area centrale del Parco e occupa una posizione di grande interesse nell'ambito delle sue relazioni ecologiche e storico-culturale.

Parco Nazionale del Cilento

Monteforte nel Parco Nazionale del Cilento

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Recapiti e Informazioni


Comune di Monteforte Cilento - tel. 0974/996006
www.comune.montefortecilento.sa.it
Parco Nazionale del Cilento e Vallo Di Diano
Vallo della Lucania - tel: 0974 719911 - www.pncvd.it
Comunità Montana del Calore Salernitano
Roccadaspide - tel. 0828/941132 - www.cmcalore.it


Progetto realizzato da
Mekanè Produzioni